Codice CER per lo smaltimento rifiuti ospedalieri a rischio infettivo

Lo smaltimento dei rifiuti ospedalieri in Italia rientra nel piano normativo per la tutela della salute pubblica e dell’ambiente. Infatti, sia il Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006, che il D.P.R. n. 254/2003, disciplinano la gestione dei rifiuti sanitari, anche quelli più pericolosi e a rischio infettivo, dando riferimenti operativi importanti per il loro trattamento.

A regolamentare la procedura di smaltimento dei rifiuti speciali, è stato introdotto il Catalogo Europeo Rifiuti, conosciuto come Codice CER, che il personale ospedaliero deve conoscere, per individuare e trattare correttamente tutte le tipologie di rifiuto. Per questo motivo, per le strutture sanitarie è fondamentale avvalersi della formazione specialistica di aziende, come Sinergie Ecologiche, che si occupa di smaltimento dei rifiuti sanitari a Roma e in tutta la provincia.

Entriamo nel dettaglio della normativa per saperne di più sulla gestione dei rifiuti ospedalieri.

Gestione Rifiuti speciali ospedalieri: il codice CER

L’articolo 184 del D.Lgs. 152/2006 classifica i rifiuti in urbani e speciali, comprendendo in questi ultimi anche quelli derivanti da attività sanitarie, ulteriormente suddivisi in base alla loro pericolosità. Questa suddivisione, combinata a quanto prevede il D.P.R. n. 254/2003, permette di individuare le diverse tipologie di rifiuti sanitari, in funzione della loro provenienza e del rischio specifico ad esse correlate.  Ecco un breve elenco di dettaglio:

  • pericolosi a rischio infettivo;
  • pericolosi non a rischio infettivo;
  • rifiuti da smaltire con operatività specifica;
  • non pericolosi;
  • assimilati agli urbani.

Codici CER per lo smaltimento dei rifiuti sanitari

Il Catalogo CER dedica il capitolo 18 ai rifiuti prodotti dal settore sanitario e veterinario o da attività di ricerca collegate, esclusi i rifiuti di cucina e di ristorazione non direttamente provenienti da trattamento terapeutico. A ciascuna tipologia di rifiuto viene assegnato un codice di 6 cifre formato da:

  • la prima coppia che rappresenta il capitolo di riferimento, ovvero la fonte di origine del rifiuto;
  • la seconda coppia che individua i sottocapitoli;
  • l’ultima coppia che identifica la singola tipologia di rifiuti e la loro provenienza specifica.

La procedura prevede che il personale addetto provveda ad etichettare i materiali biologici pericolosi secondo i codici CER. Su tutti i contenitori predisposti alla raccolta dovranno essere indicate alcune informazioni, quali il sito produttore del rifiuto (dipartimento, laboratorio, ecc.), la data di chiusura del contenitore il codice assegnato.

Categoria Codice Europeo Rifiuti (CER) 18

Ecco i codici presenti nel catalogo europeo che individuano i rifiuti speciali provenienti dall’ambito sanitario:

  • 18 01 Rifiuti dei reparti di maternità e rifiuti legati a diagnosi, trattamento e prevenzione delle malattie negli esseri umani;
  • 18 02 Rifiuti legati alle attività di ricerca e diagnosi, trattamento e prevenzione delle malattie negli animali.

Entriamo nel dettaglio con due codici di esempio, CER 180103 o 180202, contrassegnati da un asterisco e denominati “pericolosi in assoluto”, a prescindere dalla concentrazione di sostanze pericolose che contengono. Questi codici sono relativi a rifiuti pericolosi a rischio infettivo, ovvero rifiuti che devono essere raccolti e smaltiti applicando precauzioni particolari per evitare infezioni.

È importante ricordare che la classificazione dei rifiuti viene effettuata dal Produttore dello stesso (es. reparto ospedaliero, laboratorio analisi, ecc.), attribuente il corretto codice CER prima che il rifiuto venga allontanato dal luogo in cui è stato prodotto.

Consigli per il corretto smaltimento dei rifiuti sanitari

Tutto il personale ospedaliero e sanitario in genere (medico, infermieristico, ausiliario, ecc.) è chiamato ad applicare la procedura prevista dalla legge. Nel dettaglio, si tratta di sapere come smaltire i rifiuti sanitari, sapendoli riconoscere e quindi trattare secondo la normativa vigente. Non solo, gli operatori devono conoscere le modalità di utilizzo dei contenitori di raccolta e di stoccaggio temporaneo.

Come valutare se il rifiuto è a rischio infettivo

Per individuare se una certa tipologia di rifiuto rientra nella categoria pericoloso a rischio infettivo, è importante porsi alcune domande:

  1. proviene da un ambiente di isolamento che presenta il rischio di trasmissione per via aerea o da agenti biologici?
  2. è a contatto con secreti o escreti di pazienti in isolamento a causa di malattie contagiose?
  3. è presente sangue o altri liquidi biologici contenenti sangue?
  4. è contaminato da feci o urine provenienti da pazienti che sono affetti da patologie trasmissibili per queste vie?
  5. è contaminato da saliva, secrezioni vaginali, liquido seminale, pleurico, ecc.?

Se la risposta è sì, anche ad una sola di queste domande, allora si tratta di un rifiuto sanitario pericoloso infettivo per il quale occorre adottare misure di cautela specifiche. Tra queste, l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale, quali guanti monouso certificati; occhiali con protezione laterale e frontale; visiera antischizzo; camice e calzari monouso. Non solo, è importante che tutti gli operatori siano attenti nel manipolare e chiudere i contenitori di raccolta dei rifiuti.

In caso di mancata osservazione della normativa, i rischi si possono concretizzare in infortuni e malattie professionali; contaminazione dell’ambiente con rifiuti pericolosi a rischio infettivo, anche quando miscelati; inquinamento; mancato recupero e riciclaggio.

La gestione e lo smaltimento dei rifiuti speciali ospedalieri sono la nostra specialità, contattaci ora e richiedi una consulenza!



Sinergie Ecologiche S.r.l. Via Col Vento, 7 Anzio Roma 06 9876438

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